Emanuela Pizzi: testimone dell’Amore missionario

Venerdì sera presso la Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo ad Olgiata, si è tenuta la Veglia diocesana nell’ambito della Giornata Mondiale della Missionarietà durante la quale Emanuela Pizzi ha portato la sua testimonianza dell’Amore che ha ritrovato durante il suo cammino missionario:

Buonasera a tutti.
Mi scuso se sono un pochino emozionata, non è mai semplice raccontare a parole quello che si è vissuto. Da quando ho deciso di lasciare il lavoro e mettermi al servizio, ho avuto la grazia di venire a  contatto  con diverse realtà missionarie, vicine e lontane.

Questo anno si è aperto con 3 mesi in Malawi dove ho dovuto fare i conti con la fame, la malattia, la morte; poi 2 settimane in Calabria, nella periferia di Crotone, dove mi sono scontrata con famiglie distrutte dalla delinquenza, dalla disoccupazione, dalla violenza e dall’alcolismo; poi di nuovo in Africa, questa volta 2 mesi in Tanzania, dove ho conosciuto la quotidianità africana, la fatica,l’abbandono. Ma tutte le esperienze, seppur diverse negli ambienti e nel servizio, hanno lasciato un segno, indelebile dentro di me, un filo conduttore che brilla e segna il cammino: l’Amore.
Penserete, vabbe’ è scontato. Ma l’amore di cui parlo è quello con la A maiuscola, quello puro, gratuito, quello mai scontato. Quello fatto di gioia, di completezza e felicità. Parlo di quello che Dio ci ha donato, di quello che Gesù ci ha insegnato, quello che non è facile ma quello  che fa brillare tutte le cose e le rende meravigliose. Quello che ti da la forza di affrontare tutte queste brutture con il sorriso. Ovunque mi ha portato il cammino, l’ho visto, l’ho gustato, l’ho respirato, ne sono stata invasa.
Quell’Amore, quella luce, quella carica, quel fuoco io l’ho visto ardere…nella gioia immensa e nella sofferenza. L’ho visto in Alessia quando si prendeva cura di Grace, l’angelo volato in cielo a causa dell’HIV; nelle suore che combattono insieme alle donne vittime di violenza casalinga; in Debora, una donna che ha deciso di lasciare la sua bella vita benestante per andare in un villaggio sperduto tra le montagne a prendersi cura e dare una famiglia agli orfani, portando con sé solo la sua fede. L’ho visto nei missionari incontrati, che ti raccontano delle loro difficoltà giornaliere ma che la mattina seguente si svegliano e le hanno dimenticate, che sono pronti a ricominciare con lo stessa forza e lo stesso ardore, anche se sanno  che dovranno farlo ancora e ancora.  Allora mi viene in mente l’unica parola che può essere accostata all’Amore, anzi quella che è strettamente legata, come se fossero la stessa cosa, come se l’una non può esistere senza l’altra: Misericordia. Il Papa quest’anno ci ha donato questo Giubileo proprio per ricordarcelo, affinché ci riempissimo i cuori, affinché ne facessimo tesoro. Non ci può essere Amore senza Misericordia.

Dio ci ama cosi infinitamente, da perdonarci nonostante il nostro essere peccatori, nonostante le nostre fragilità e il nostro rifiuto. Ci ama, nonostante tutto, ogni giorno con la stessa identica costanza, con la stessa Fedeltà, con lo stesso Amore. Allora l’unica cosa che possiamo fare è Amare e amarci con gioia, perché è cosi che possiamo rimanere in Cristo. E ci sbagliamo se pensiamo che ci troveremo davanti a Lui solo nell’altra vita. Perché io l’ho accarezzato in una sala d’aspetto in un ospedale, l’ho guardato negli occhi seduta in una capanna, l’ho abbracciato davanti un cumulo di terra, l’ho ascoltato nelle parole di un’amica, l’ho visto nei gesti di un uomo che si prendeva cura di un altro; mi ha preso per mano, quando mi tremavano le gambe e gli occhi erano appannati dalle lacrime. Ogni volta che l’ho rinnegato, che mi sono arrabbiata con lui, è venuto in mio aiuto e mi ha perdonato.
Quando mi mancano le forze per il dolore per le cose che i miei occhi vedevano, mi ha mostrato invece quelle meravigliose. Allora ecco Margareth 13 anni, che ha vinto la sua lotta contro il cancro, Gayason, Humprey, Juliet, Marghe, Vicky, Baraka grande e piccolo che hanno finalmente una madre che li ama, una casa sicura e l’opportunità di andare a scuola, Ester e Mpazo l’opportunità di una vita migliore, e potrei continuare.

Quello che cerco di dire è che tutto questo è nostro, dobbiamo solo lasciarci abitare….
Come disse San Giovanni della Croce:
Alla sera della vita, ciò che conta è aver amato.

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