Il mercoledì: appuntamento fisso a Termini

Perché andiamo tutti i mercoledì sera da quasi un anno a portare panini alla Stazione Termini?
Abbiamo accolto, insieme con un piccolo gruppo di persone e ai nostri sacerdoti, l’invito di papa Francesco, che esortava, nel Giubileo della Misericordia, a riscoprire le opere di misericordia corporale e dunque di fare qualcosa di più per i più bisognosi e i poveri che sono la carne di Cristo.

Cosa facciamo? Potrei rispondere che “portiamo panini e coperte per aiutare i meno fortunati”, sì è anche questo! “Loro” hanno fame e freddo e noi li soccorriamo preparando ciambelloni e confezionando dai 250 ai 300 panini, ma in fondo non è tutto, e detta così sarebbe una menzogna.

Daniel, Ambra, Jennifer, Nunzia, Salvatore, Federica, Francesco, Maria Antonietta, Felicia non sono nomi di mia invenzione, ma persone vere che ridono, piangono, si arrabbiano, sognano, litigano e ci stringono la mano. Io, adesso, li chiamo per nome, poi c’è chi sminuisce la loro identità chiamandoli barboni, senza fissa dimora, poveri, pezzenti e altro ancora. Parlare con loro, toccarli facendogli una carezza, abbracciandoli talvolta, è emozionante, ma quando sono loro a farlo con te ti toglie il respiro. Certo ci sono anche quelli che qualche volta non sono proprio così educati e fraterni e non nego di provare sentimenti contrastanti, ma di una cosa sono sicura: l’amore è ciò che ogni volta ci spinge ad andare, la felicità nel donare amore.

Non trovo parole più belle, che meglio rappresentano il mio stato d’animo, di quelle che ho trovate su di un foglio una sera che ho pregato nella mia parrocchia: “Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, e non farò resistenza […]  E dovunque mi troverò, io cercherò d’irraggiare un po’ di quell’amore, di quel vero amore per gli uomini che mi porto dentro. Ma non devo neppure vantarmi di questo ‘amore ‘. Non so se lo possiedo. Non voglio essere niente di così speciale, voglio solo cercare di essere quella che in me chiede di svilupparsi pienamente”
Grazie ad Etty Hillesum che scrisse queste parole in un campo di concentramento, ho capito meglio quello che stiamo facendo: nel nostro piccolo cerchiamo di irraggiare e di essere irraggiati dall’ amore nell’ oscurità apparente della nostra città.
Il giubileo sta per concludersi, ma il nostro impegno non finirà il 20 novembre. Dopo le parole di Etty, come si può rimanere nell’oblio dell’invisibilità? Perché i veri invisibili sono, ai miei occhi, coloro che non vogliono vedere.

Ora lo sai anche te? Puoi fare finta di non vedere o magari puoi aiutarci ad aiutare?

Paola Benedetti

 

Per  conoscere  la  storia  di  Etty  Hillesum  CLICCA QUI 

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento