Pellegrinaggio Pompei

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PELLEGRINAGGIO 8-9 NOVEMBRE

 

Quando un pellegrino sceglie di mettersi in cammino può avere il desiderio di nutrire la propria fede, o di fortificare le basi del proprio credo o più semplicemente di mettere in discussione e risvegliare una fede dormiente; questi sono solo alcuni dei molti motivi che hanno spinto i 33 pellegrini della parrocchia San Giovanni battista a mettersi in viaggio sabato 8 novembre alle sei e trenta alla volta del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Questo sorge in Piazza Bartolo Longo , una vasta area detta Campo Pompeiano che fu feudo prima di Luigi Caracciolo e poi di Ferdinando d’Aragona, finchè nel 1593 divenne proprietà di Alfonso Piccolomini. Da questo momento inizia un lento ma inesorabile declino al quale pose termine Bartolo Longo, un avvocato della provincia di Brindisi, che giunse qui per amministrare le proprietà della Contessa De Fusco. Fu allora che Bartolo Longo decise di impegnarsi nella divulgazione della fede. Istitui’ nella chiesa del SS. Salvatore la Confraternita del Santo Rosario per la raccolta di fondi atti a costruire il Santuario dedicato alla Vergine. Il 7 Maggio del 1891 il Santuario progettato dall’architetto Antonio Cua che si occupò dei lavori a titolo gratuito fu consacrato. A lui subentrò nel 1901 Giovanni Rispoli che diresse i lavori della facciata monumentale culminante nella statua della Vergine del Rosario, opera di Gaetano Chiaromonte scolpita in un unico blocco di marmo di Carrara; la facciata è a due ordini: quello inferiore è in stile ionico, quello superiore è in stile corinzio. Nel 1901 il Santuario è divenuto Basilica Pontificia grazie a papa Leone XIII. Il campanile, che ha il suo ingresso da una porta di bronzo, è a cinque piani e fu disegnato da Aristide e Pio Leonori. La Basilica è a croce latina con tre navate; quella centrale culmina in una cupola di ben 57 m. d’altezza. Il quadro della Vergine del Rosario con il Bambino e ai lati San Domenico e Santa Caterina da Siena è custodito sull’altare maggiore ed ha una cornice di bronzo dorato contornata dai quindici misteri del Rosario dipinti da Vincenzo Paliotti; questa tela è diventata oggetto di profonda venerazione in tutto il mondo. Il dipinto fu comprato da un rigattiere da Padre Alberto Maria Radente del Convento di S. Domenico Maggiore che lo donò a Bartolo Longo. Accadde poi che, una giovane si era recata al Santuario per chiedere alla Madonna di essere guarita dall’epilessia, fu’ guarita e, da quel momento, la chiesa è divenuta un luogo di pellegrinaggio internazionale.

In questo “luogo santo” ognuno è stato chiamato a revisionare la propria realtà spirituale e a rivedere la propria vita ritirandosi in un momento meditativo assolutamente unico e personale.

Si sono poi diretti al Santuario di Sant’Alfonso Maria de Liguori che fu essenzialmente un missionario, il più grande nella Chiesa italiana del Settecento. Sant’Alfonso, che aveva iniziato la sua attività missionaria da giovane laico, la continuò anche quando nel 1762 fu nominato vescovo di Sant’Agata dei Goti. Rivestito della pienezza del sacerdozio, volle essere il rappresentante di Cristo, un vero pastore nella sua Chiesa. Operò una riforma in tutti i settori della vita religiosa: pretese dai sacerdoti santità di vita e zelo apostolico, fece predicare le missioni in tutte le parrocchie della diocesi, elevò il livello morale e scientifico del seminario, estirpò abusi e scandali, aiutò i poveri e i bisognosi, rivelò una carità eroica durante la carestia che negli anni 1763-64 afflisse il regno di Napoli. Ebbe un amore sincero e profondo per tutti, amore che fu l’anima del suo servizio pastorale. Sant’Alfonso svolse la sua missione non solo con la predicazione, ma anche con gli scritti, ai quali consacrò gran parte del suo tempo. Sant’Alfonso dovette essere missionario, scrittore, e annunziare il vangelo in un mondo in fermento e in trasformazione a uomini che erano scossi nella fede e nelle certezze da nuovi movimenti culturali, politici, religiosi. A un mondo che aveva perduto o stava perdendo il senso di Dio egli annunziò il Dio di Gesù Cristo, che è il Dio dell’amore e della misericordia. Fondato saldamente sulla rivelazione e sulla storia della Chiesa, afferma con accenti sicuri e convincenti che Dio è Padre e ama tutti gli uomini. Dio ha rivelato il suo amore in Gesù Cristo, Salvatore del mondo. Il tema dell’amore e della misericordia di Dio pervade tutti gli scritti di sant’Alfonso. E’ importante oggi, in un mondo che professa in larga parte l’ateismo, o teorico o pratico, riscoprire l’immagine di Dio così come l’ha vista il Liguori. In questo scenario assolutamente coinvolgente ed emozionante il parroco Don Federico Tartaglia ha celebrato la SS Messa sottolineando che ognuno di noi, mediante la Grazia del Battesimo, ha ricevuto lo Spirito Santo e per questo è chiamato ad essere “ Sacerdote, Re e Profeta”, ovvero, che ognuno con le proprie possibilità e attitudini puo’ vivere le propria realtà missionaria.

Domenica 9 novembre il loro pellegrinare ha raggiunto il culmine presso il Duomo di Amalfi e più specificatamente la Cripta, intesa come il cuore di Amalfi, in quanto è qui che si conservano “il capo e le altre ossa” di Sant’Andrea Apostolo, il primo discepolo di Gesù. L’apostolo, che aveva evangelizzato la Grecia fino a spingersi all’odierna Russia, fu crocifisso a Patrasso. Dali’ il suo corpo fu’ trasportato prima a Costantinopoli e successivamente ad Amalfi ad opera del Card. Pietro Capuano e fu accolto dal popolo in festa e nascosto nella Cripta. Attualmente la parte del Capo è custodito dietro l’altare ed è mostrato alla venerazione dei fedeli solo in alcune circostanze. Le altre ossa vengono nascoste sotto l’altare, coperte da una pesante lastra di marmo. Sulla sommità del sepolcro è posta un’ ampolla di cristallo dove, alla vigilia della festa del Santo o anche in altre occasioni, si raccoglie “La Manna”. E’ un liquido oleoso denso, paragonabile al sudore, che è sempre comparso sul sepolcro dell’Apostolo sia a Patrasso che a Costantinopoli. Un momento straordinario di fede in cui si è resa fortemente tangibile la presenza di Gesù, il parroco Don Federico ha ricordato a tutti noi le parole di Nostro Signore ad Andrea – “ Vieni e seguimi” disse Gesù, Andrea gli credette lasciò barche e reti e lo seguì -. Sulla sua tomba, di fronte alle origini e fondamento del nostro credo, raccolti in preghiera, i pellegrini hanno rinnovato il loro atto di fede in Gesù .

La costiera amalfitana appare come un balcone sospeso tra il mare blu conbalto e le pendici dei molnti Lattari, un rincorrersi di vallate e promontori tra calette, spiagge e terrazze coltivate ad agrumi e viti,   un perfetto esempio di paesaggio mediterraneo con uno scenario di grandissimo valore naturale e culturale, in questo paradiso non sono mancate occasioni di svago e divertimento; tutti I presenti sono stati animati da grande gioia e la loro semplice quanto contagiosa ilarità si è espressa con canti a “squarcia gola “ sul Pullman, e in festose gare con altri gruppi parrocchiali durante Il pranzo domenicale nella casa religiosa “Amici San Francesco”, momenti di grande aggregazione e serenità.

Risalire Amalfi per visitare il più antico museo della carta d’Europa, respirarne gli odori e immergersi nei suoi molteplici e sempre nuovi colori, potersi affacciare dal Belvedere di Villa Rufolo a Ravello, città della musica, e restare estasiati e basiti di fronte a tanta meraviglia, essere stati uno accanto all’altro condividendo tutto questo ha fatto sentire tutti noi parte integrante di qualcosa di unico e speciale che resterà “indelebile” nel cuore di ognuno.

Personalmente ho vissuto questi due giorni in modo estremamente intenso, alla ricerca non di certezze ma di santità, di esempi a cui ispirarmi e rivolgermi per rendere forte e salda la mia fede e sono tornata con la convinzione che raramente ci rendiamo conto che siamo circondati da ciò che è straordinario, I miracoli avvengono intorno a noi continuamente, I segnali di Dio ci indicano la strada, ci chiede di essere ascoltato e S. Bartolo Longo, Sant’Alfonso, Sant’Andrea, ecco, loro hanno ascoltato, visto e preso coscienza di tutto questo.

 

Agnese Rizzo

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