Pellegrinaggio in Turchia

istanbul turcija-8Siamo le “due maestrine”, definizione che ci è stata attribuita in questo viaggio, forse per il nostro retaggio lavorativo e per quella miriade di domande fatte alla Guida, per soddisfare il bisogno di conoscenza,l approfondimento e tanta curiosità. Siamo partiti il 28 Settembre 2014, alle 20, dall’Aeroporto di Fiumicino, con un misto di eccitazione e di timore, verso un Paese affascinante e inquietante, verso i luoghi della memoria, delle origini cristiane e nei luoghi, d9ove si sono succeduti popoli, civiltà, culture e religioni diverse. Con l’aiuto di Don Federico, siamo arrivati alla consapevolezza della necessità di approfondire le nostre radici religiose, radici che nascono sì in Terra Santa, ma che diventano Cristianesimo in Turchia, patria di San Paolo, dei primi Padri della Chiesa e dei primi Concili. Ci lasciamo attraversare dalla parola, dagli incontri, dalle riflessioni e dalle considerazioni sull’esempio di Paolo che si prese cura degli uomini con la sua operosità nell’andare, nello scrivere, nel proporre, nello stimolare con coerenza e passione. Cosa ci ha colpito della Turchia ? Innanzitutto la sua vastità, tre volte l’Italia, la varietà dei territori, diversissimi tra loro, dalle montagne vulcaniche, alle rocce carsiche, dalla steppa arida, al verde delle coltivazioni, dalla mancanza di acqua, all’azzurro del mare, dai piccoli villaggi alle città disordinate e caotiche.

Quante emozioni davanti a spettacoli naturali come i paesaggi della Cappadocia;

le innumerevoli città sotterranee, testimonianze di vissuti in epoche remote con reperti e insediamenti unici; torri e guglie curiosamente modellate dal vento e dalla pioggia; un paese ricco di magia e di mistero che coinvolge e trascina i visitatori come la rotante danza dei Dervisci; i caravan serragli per ricordarci che siamo in cammino e che è tempo di fermarci di e meditare su chi siamo e dove stiamo andando; la moltitudine delle moschee con i loro minareti che hanno il fascino dell’Oriente;

Santa Sofia piena di luce con la cupola quasi sospesa nell’aria, prima cristiana, poi musulmana, ora semplicemente museo e monumento della storia; la scoperta a Istambul del Bosforo su un battello, il piacere di andare lungo lo stretto e sentire la libertà e la forza di un mare profondo, sicuro e dinamico, mentre appare la città in tutta la sua grandezza, la sua diversità tra antico e moderno.

Abbiamo apprezzato questi luoghi non solo per la loro bellezza, ma anche per l’ospitalità che i turchi ci hanno dimostrato: l’accoglienza per loro è sacra e conserva il fascino di riti antichissimi come quello del tè che viene ossequiosamente offerto ai viaggiatori nei tipici bicchieri di vetro a forma di tulipano. Nei luoghi sacri dell’Islam e nei luoghi della memoria che abbiamo visitato siamo stati colpiti dalla formalità degli atteggiamenti religiosi dei turchi e dall’indifferenza rispetto alla grandezza e magnificenza della storia presente nella loro terra.

Noi pellegrini, invece, in questo viaggio abbiamo voluto riappropriarci proprio di questa storia, soprattutto di come il nostro cristianesimo, incontrando in Turchia culture lingue e mondi nuovi, si è configurato nelle forme che conosciamo oggi. La lettura degli Atti degli Apostoli e delle lettere di S. Paolo fatte da Don Federico, oltre ad essere stata interessante ed impegnativa ci ha permesso di entrare in sintonia e in profondità con questa parte del Nuovo Testamento.

E’ stata un’esperienza spirituale e culturale che ha lasciato a ciascuno di noi, in tempi e modi diversi, il segno che la lettura del Nuovo Testamento non sarà più come prima. Le forme diverse di spiritualità che abbiamo incontrato: i Dervisci, le chiese rupestri, San Basilio, San Filippo, San Gregorio, San Giovanni, Simone lo Stilita, Santa Tecla ci hanno confermato “diversità” dei bisogni e della ricerca spirituale, che trova strade diverse a seconda delle persone del tempo storico e del contesto.

Cosa ci portiamo a casa di questo pellegrinaggio? Tante paccottiglie…!

E una particolare vicinanza con le tre suorine di Tarso, che hanno scelto di “esserci” relazionandosi con persone e luoghi che non sono cristiane senza fini diversi dallo “stare”. E’ una scelta che ci fa capire che è essenziale non il fare, non le opere, non il cambiare, ma lo stare “con” stare “accanto” con pazienza, vivere una quotidianità silenziosa nel rispetto delle diversità, riuscendo tuttavia ad essere ogni giorno presenza viva, nei riguardi di tutti: cristiano e non. Resterà nei nostri cuori l’incontro con le suore e il francescano della casa di Maria ad Efeso, per l’ospitalità e per lo stile garbato e ricco di significati che sanno dare ai gruppi di cristiani,ma soprattutto per il rosario multilingue recitato insieme.

“… non è Vangelo questo?”

 

di Enza e Laura

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