Campo de’ Pastori

Una serata molto particolare, una veglia pensando ai Pastori di Betlemme…parole e canti che ci hanno introdotto all’attesa del Natale:

Canto: Maranathà (184)

 

CAMPO DE’ PASTORI 2011

Dal vangelo secondo Luca

 

“C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge”

 

 

 

Quando si pensa a noi pastori, l’immagine che forse ancora oggi ne ricavate, è quella tenera e sdolcinata dei personaggi del vostro presepio, amabili romantici pastorelli che portano doni al bambino Gesù.

Ma non è così; non siamo ciò che pensate e forse è bene che lo sappiate, visto che stasera siete qui a vegliare con noi. Vegliare? Attendere?siete sicuri che volete la nostra compagnia? Ai nostri tempi, quando nacque Gesù, non godevamo una buona reputazione, anzi! Solitudine, abbandono e disprezzo ci circondavano. E poi questo lavoro…..tutt’altro che piacevole! Quante notti gelide e buie, prive di speranza o di attesa.

Eravamo i primi della lista delle persone impure e peccatrici che il Messia, alla sua venuta, avrebbe fatto fuori, così dicevano i capi religiosi. Era nostra la colpa se il regno di Dio ritardava; già colpevoli! Noi come i pubblicani e le prostitute. Feccia nient’altro che feccia da eliminare e da tenere il più lontano possibile dagli sguardi candidi dei giusti, degli onesti, dei praticanti.

Non ci aspettavamo nulla dalla vita, noi eravamo considerati bestie come le bestie che accudivamo. Voi che siete qui questa sera cosa cercate? Cosa aspettate? Forse non siamo così diversi…..anche nella vostra vita più confortevole della nostra, vi capita di vivere notti deprimenti in cui non una stella ne la luna rischiarano il vostro cammino; e forse succede anche a voi di sentirvi umiliati perché vi dicono che la vostra vita non risponde ai canoni estetici o morali o spirituali che la società e la religione vi impone. Si forse siete come noi: non vi aspettate nulla, proprio nulla da questa sera, da questo gelo ,da questo fuoco, da queste persone, da voi stessi…..da Dio…..!!!! Non aspettate nessuno……

 

 

Dall’immagine tesa vigilo l’istante

Con imminenza di attesa e non aspetto nessuno:

Nell’ombra accesa spio il campanello

Che impercettibile spande un polline di suono

….e non aspetto nessuno:

Fra quattro mura stupefatte di spazio

Più che un deserto non aspetto nessuno:

Ma deve venire, verrà se resisto

A sbocciare non visto, verrà d’improvviso

Quando meno l’avverto:

Verrà quasi perdono di quanto fa morire,

Verrà a farmi certo del suo e mio tesoro,

Verrà come ristoro delle mie e sue pene,

Verrà forse già viene il suo bisbiglio. ( C. Rebora )

 

Canto: Giovanni (128)

 

Dicevano che il nostro è un lavoro da ladri, che non andava assolutamente insegnato; noi, servi malpagati e sfruttati dai proprietari del gregge, ci facevamo due conti e cercavamo di sopravvivere rubando ai nostri padroni o ad altri pastori come noi coi quali ci contendevamo il pascolo. Vivevamo di ruberie e a volte ci scappava anche il morto. Già la nostra vita era questa, altro che romantici pastori, isolati nelle montagne e nei pascoli per la maggior parte dell’anno, a contatto solo con le bestie eravamo dei bruti e selvaggi pericolosi sconsigliabili da incontrare.

Per noi non c’era possibilità di salvezza perché esclusi dal tempio e dalla sinagoga: la legge prescriveva di restituire quanto rubato, ma visto che per noi non era possibile, eravamo esclusi dal perdono di Dio.

Eravamo privati dei diritti civili, esclusi dalla vita sociale; a noi era negata la possibilità di essere testimoni, poiché in quanto ladri e bugiardi, non eravamo credibili e il nostro valore di uomini era pari alle bestie che dovevamo accudire….anzi anche meno…..si insegnava infatti che se si poteva tirare fuori un animale caduto in una fossa, il pastore no.

Eppure un tempo non era così: i nostri padri erano pastori, nomadi che trascorrevano la vita in cerca di pascoli e terre fertili……Abele, Abramo, Davide…..ma i tempi sono cambiati!!!!

Odiati e raffigurati come nemici di Dio vagavamo per le colline senza speranza e senza gioia. Per noi c’era solo la paura di quel giorno in cui Dio ci avrebbe eliminati, la paura di Dio!!!!!! No di certo non stavamo vegliando per attendere il nostro castigo, non c’era amore in quella notte limpida, noi non sentivamo la necessità di Dio, perché con verga di ferro avrebbe sbriciolato la nostra povera esistenza.

Voi che siete qui cosa pensate in fondo di Dio? Avete paura di Lui? Magari non vi cambia molto sapere se c’è e che tipo sia questo Dio! Forse è uno sconosciuto per voi e al tempo stesso un amico del quale sentite nostalgia….

 

Uno sconosciuto è il mio amico

Uno che io non conosco.

Uno sconosciuto lontano lontano.

Per lui il mio cuore è pieno di nostalgia.

Perché egli non è presso di me.

Perché egli forse non esiste affatto?

Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza?

Che colmi tutta la terra della tua assenza? ( P. Lagerkvist )

 

 

Canto: Oltre la memoria (212)

 

Anche per noi Dio era uno sconosciuto, o meglio credevamo che fosse davvero ciò che dicevano i capi religiosi….ma quella notte cambiò tutto perché proprio a noi, che tutti ci davano per spacciati, dannati, esclusi dalla salvezza, a noi venne annunciata la nascita del Salvatore.

Come fu possibile questo? Dio non punisce anzi salva? Dio non è colui che castiga bensì colui àche perdona?

In realtà la paura ci assalì, sentimmo il cuore sobbalzare e raggelarsi, quando l’Angelo del Signore ci apparve pensammo che la nostra ora fosse arrivata, che l’ira divina ci avrebbe inceneriti come aveva annunciato il profeta Isaia:

 

A Sion hanno paura i peccatori, uno spavento si è impadronito dei malvagi. Chi di noi può abitare presso un fuoco divorante? Chi di noi può abitare tra fiamme perenni?”

 

 qualcosa non andava….perché restammo in vita? Forse perché Dio non è una mano di morte bensì generatrice di vita e……la gloria del Signore ci avvolse, ci inondò il suo amore, la sua luce e….che gioia inesprimibile, gioia infinita sentimmo dentro il cuore ottenebrato da anni dal senso di colpa, dal ripiegamento, dall’amarezza.

Ma allora non era come tuonavano i suoi falsi rappresentanti…..continuammo a tremare nonostante tutto….perché appare proprio a noi se non intende farci morire? che razza di storia è mai questa?

Pensavamo così quando intervenne l’Angelo per rassicurarci: ” Non abbiate paura! ”

Restammo attoniti! Che parole nuove erano quelle? Di certo non erano come le parole con le quali siamo cresciuti: ” Dio vi punirà! Siete impuri, indegni di avvicinarvi al Signore, al Santo dei Santi!”.

Invece ci fu annunciata una grande gioia, che sará per tutto il popolo…..proprio per noi, emerginati, peccatori degni solo di disprezzo, per noi era nato un Salvatore.

 

 


Preghiamo con il profeta Isaia.

 

Ant. Il Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre!

È colui che rifulse nei nostri cuori.

 

Il popolo che camminava nelle tenebre

Ha visto sorgere una luce intensa

Sugli abitanti dell’oscura terra della morte

È sfolgorata la luce!

 

Tu, Signore, hai moltiplicato la gioia,

Hai accresciuto la letizia,

Ecco gioiscono davanti a te

Come si gioisce per la mietitura

Come si esulta alla spartizione del bottino.

 

Tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva

La sbarra sulle sue spalle

Il bastone del suo oppressore

Come nel giorno di Madian.

 

I calzari da guerra che martellavano il suolo

Insieme ai mantelli insanguinati

Sono stati gettati nel fuoco

Inceneriti dalle fiamme.

 

Un bambino è nato per noi

Ci è stato donato un figlio!

Sulle sue spalle i segni del primato

E viene proclamato il suo nome:

“Consiglieremeraviglioso, Dio forte

Padre per sempre, Principe della pace”.

 

Il suo primato sarà grande

E la pace sarà senza fine

Per il trono di David e il suo regno

Reso saldo e rafforzato per sempre

Nel diritto e nella giustizia.


 

Ant. Il Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre!

È colui che rifulse nei nostri cuori.

 

 

 

A noi fu dato questo annuncio di gioia e subito una canto rapì i nostri cuori: ” Gloria nelle altezze a Dio e sulla terra pace agli uomini che egli ama “.

 Shalom, la pace ovvero tutto ciò che concorre alla felicità degli uomini, di tutti gli uomini: l’amore, la salute, il lavoro, il benessere coincide con la volontà di Dio: che ogni creatura possa essere davvero felice.

Così partimmo verso Betlemme, per vedere questo Salvatore; affannati ed emozionati, ancora nelle nostre orecchie echeggiavano le parole dell’angelo. Nessuno di noi parlava ma era un silenzio diverso da quello di tante interminabili notti malinconiche; era un silenzio che si apriva all’infinito, alla speranza che credevamo morta e seppellita in noi. I nostri sguardi si incrociavano, ancora increduli, accesi da qualcosa di nuovo e meraviglioso. I nostri occhi che ora scrutavano il cielo stellato, luminoso, intenso…..

Giungemmo nel luogo….il segno era chiaro: un bambino in una mangiatoia….per noi pastori era comprensibile. Eccolo! Ecco i suoi genitori! Riferimmo loro e a tutti i presenti le parole che ci erano state dette circa questo bambino, parlammo con trepidazione ed entusiasmo….ma….la reazione dei presenti non fu di gioia, anzi di sconcerto: ” Tutti quelli che ascoltavano si sorprendevano delle cose dette loro dai pastori “.

Tutti si sorpresero….già in fondo noi non eravamo credibili, eravamo dei sudici pastori che Dio avrebbe dovuto uccidere. Come avrebbe potuto rivelarsi proprio a noi? Glielo leggevamo negli occhi questo interrogativo sconvolgente! Era lo stesso nostro interrogativo.

Maria ci guardò, anche lei sorpresa, ma, forse più di noi intuiva la grandezza di Dio, la novità rivoluzionaria che avrebbe cambiato le nostre vite…..Maria donna dell’accoglienza, donna dell’attesa.

 

 

La vera tristezza non è quando, la sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro in casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. E la solitudine più nera la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più. Quando pensi insomma che la musica è finita. E ormai i giochi sono fatti. La vita allora scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai.

Maria è la più Santa delle creature proprio perché tutta la sua vita appare cadenzata dai ritmi gaudiosi di chi aspetta qualcuno.

Già il contrassegno iniziale con cui il pennello di Luca la identifica, è carico di attese: “Promessa sposa di un uomo della casa di Davide”. Fidanzata, cioè.

A nessuno sfugge a quale messe di speranze e di batticuori faccia allusione quella parola che ogni donna sperimenta come preludio di misteriose tenerezze. Prima ancora che nel vangelo venga pronunziato il suo nome, di Maria si dice che era fidanzata. Vergine in attesa. In attesa di Giuseppe.

In ascolto del frusciare dei suoi sandali, sul far della sera, quando, profumato di legni e di vernici egli sarebbe venuto a parlare dei suoi sogni. Ma anche nell’ultimo fotogramma con cui Maria si congeda dalla Scrittura essa viene colta ne l’atteggiamento dell’attesa. Lì, nel Cenacolo, al piano superiore, in compagnia dei discepoli, in attesa dello Spirito.

Vergine in attesa, all’inizio.

Vergine in attesa, alla fine.

E nell’arcata sorretta da queste due trepidazioni, una così umana e l’altra così divina, cento altre attese struggenti.

L’attesa di Lui per nove lunghissimi mesi.

L’attesa del giorno, l’unico che lei avrebbe voluto di volta in volta rimandare, in cui suo figlio sarebbe uscito di casa senza farvi ritorno mai più.

L’attesa dell’  “ora”; l’unica per la quale non avrebbe saputo frenare l’impazienza e di cui, prima del tempo, avrebbe fatto traboccare il carico di grazia sulla mansa degli uomini.

L’attesa dell’ultimo rantolo dell’Unigenito inchiodato sul legno.

L’attesa del terzo giorno, vissuta in vegli solitaria davanti alla roccia.

Attendere: infinito del verbo amare. Anzi nel vocabolario di Maria, amare all’infinito.

 

Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono.

Vedi: le riserve si sono consumate.

Non ci mandare ad altri venditori, riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro, quando bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia. Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci un anima vigilante.

Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente già vecchio. Portaci finalmente arpa e cetra, perché con te mattiniera possiamo svegliare l’aurora.

Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza.

Rendici perciò ministri dell’attesa.

E il Signore che viene, Vergine dell’attesa, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano.

                                                                                                                                                                                      ( don Tonino Bello )

 

 

Canto: Giovane donna (127)

 

 

È strano questo Dio…..forse non siamo gli unici a restare sbalorditi dal suo comportamento! Così allontanandoci da quel luogo i nostri pensieri si addensavano e ci scuotevano.

Non ci ha chiesto di pentirci del nostro comportamento, non ci ha invitati a fare penitenza per i nostri peccati, non ci ha nemmeno imposto di purificarci o recare offerte al tempio.  Ci ha amati e questo amore ci ha liberati. Abbiamo sperimentato l’amore come dono e non come premio e frutto dei nostri meriti.

Ora non esistono più barriere tra noi e Dio, tra ogni uomo e Dio, non siamo più gli stessi di prima, Dio non è più lo stesso.

Credevamo di essere i più lontani da Dio per la nostra condizione di impurità, di illegalità, di peccato e ci siamo ritrovati di colpo ad essere i più vicini al Signore; ora lo possiamo lodare e glorificare, proprio come gli angeli.

Questa è la buona notizia che portiamo anche a voi, pellegrini di oggi; il bambino che é nato è portatore di gioia e allegria; si è venuto per chi crede che tutto sia finito, per chi non attende più nulla, per chi è impaurito, per chi è lontano, per chi è stanco, per chi non sa più alzare gli occhi e scrutare i cieli, per chi ha smarrito la via, per chi non ha il coraggio di riprendere il cammino.

 

 


Profezia del profeta Isaia

 

 

Un germoglio spunterà dal ceppo di Iesse

Un virgulto crescerà dalle sue radici,

Su di lui riposerà lo Spirito del Signore

Spirito di sapienza e di intelligenza

Spirito di discernimento e di fortezza

Spirito di conoscenza e di timore del Signore.

 

Sará suo respiro il timore del Signore

Non giudicherà secondo le apparenze

Nè prenderà decisioni per appagare,

Ma giudicherà con giustizia i più deboli

Sentenzierà con equità per gli umili della terra.

 

La sua parola come verga colpirà il violento

Il suo soffio darà la morte al malvagio

La giustizia sará la sua fascia

La fedeltà la cintura ai suoi fianchi.

 

Il lupo e l’agnello vivranno insieme

Il leopardo si sdraierà con il cerbiatto

Il leone e il vitello staranno insieme

E saranno pascolati da un bambino.

 

La mucca pascolerà con l’orso

Si sdraieranno insieme i loro piccoli

Il leone mangerà erba come un vitello,

Il lattante giocherà nella tana della vipera

Il bambino metterà la mano nel covo del serpente.

 

Più nessuno commetterà il male

Nè farà violenza sul monte del mio Santo

Perché la conoscenza del Signore riempirà la terra

Come le acque colmano il mare.

 

 

 

AUGURI   SCOMODI

 

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.

Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Tonino Bello

 

Canto: Preghiera dei poveri di Jahvè

 

Noi viandanti, noi affamati, noi delusi ma, dopotutto se siamo qui, ancora fiduciosi, ancora attenti al cielo, ai segni di una presenza che nasce in noi. La fede è la stella accesa che illumina il mondo, il quale altrimenti appare cavo e vuoto, destinato a perire, a finire, mentre il suo tempo è l’eternità.i giorni passano, il tempo fugge, gli impegni si fanno pressanti, il mondo perde la sua poesia, tutto sembra oscurarsi di problemi che attirano l’attenzione e affollano la vita come fosse un’anticamera. E così il mistero viene dimenticato a favore dei colori squillanti degli impegni. Ma c’è, ci deve essere un momento, come è avvenuto per i pastori, così come per Maria, nel quale si presenta ai nostri occhi in maniera anche inaspettata il “quieto mistero”:

 

 

Passano i giorni e dimentico il mistero.

Problemi insolubili e problemi che offrono

Le loro particolari soluzioni, ignorate,

Si accalcano e vogliono la mia attenzione,

Affollano la sua anticamera con una schiera

di distrazioni, cortigiane, con

Vesti colorate, berretti a sonagli.

E poi

ancora una volta il quieto mistero

Mi si presenta, il frastuono della folla recede:

il mistero che ci sia qualcosa, una qualsiasi cosa,

Per non parlare del cosmo, della gioia,

Della memoria, di tutto,

Invece del vuoto: e che, Oh Signore,

Creatore, Santo ,Tu ancora

Un’ora dopo l’altra la sostieni.         (D. Levertov)

 

 

Come non si sa, ma accade nella nostra esistenza, in una giornata qualunque, di trovarsi a contemplare la vita e non a subirla come un flusso di eventi che ci sommerge.

E allora appare la vera “grana” del reale, la consistenza del suo tessuto, e ogni frastuono recede. Allora ci rendiamo conto che la realtà esiste e non è vuota e che c’è una mano che la sostiene e la fa essere ora dopo ora. È l’intuizione spirituale di una presenza, che è come una nuova nascita al mondo.

 

Ogni giorno sia Natale dell’Amore.

 

Nel Cantico dei Cantici la Sposa, cioè la Chiesa, grida alle fanciulle, cioè all’umanità: “Io vi scongiuro fanciulle: svegliate l’amore, fate che esso si alzi!”

Da quanto tempo l’amore dorme dentro di voi? In me l’amore non dorme, perché d’amore sono ferita. Ma in voi, in voi l’amore per lo Sposo, per Cristo, quest’amore dorme.

Io vi scongiuro: svegliate l’amore che è in voi e dopo averlo svegliato fate che s’alzi! Il Creatore di tutte le cose, quando vi creò, depose nei vostri cuori semi d’amore. Ma ora in voi l’amore dorme. Il Verbo di Dio dorme nei non credenti e in tutti gli uomini dal cuore dubbioso, mentre è sveglio nei santi.

Dorme in coloro che sono scossi dalle tempeste, ma si sveglia appena gridano quelli che vogliono essere salvati e che cercano per questo di svegliare lo Sposo.

Quando egli dorme, è tempesta, morte, disperazione.

Appena è sveglio torna la pace. Il tumulto delle acque si placa. Egli comanda ai venti ostili e la collera dei flutti fa silenzio.

( Origene, omelia sul Cantico )

 

Un Prete, come diceva Mons Tonino Bello, non può dirvi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Non obbedirebbe al Vangelo!. Non posso rivolgervi auguri innocui, formali imposti dalla routine del Calendario.

Gesù è nato Uomo..completamente Uomo. Gesù giunge a raccontarci Dio…ma attraverso il suo percorso di vita umana.

La sua testimonianza è straordinairia grazie, per l’appunto, alla sua straordinaria umanità.

Gesù cerca discepoli…questi sì! Vedi Don Federico,il nostro Parroco.

Senza Cristiani..non cade Dio (pensate la fede ebraica, islamica…

Gesù visita la spiritualità e la rispetta.Degli agnostici, degli atei, dei mangiapreti..di tutte le religioni.

Noi Cristiani proviamo la necessità di alzare il velo sulla relazione misteriosa che congiunge l’Uomo a Dio, e raccontarci Dio..attraverso l’esperienza medesima della Carne Umana.

Gesù ci ammonisce : Primo! C’è il giusto e l’ingiusto; mica sta a vedere il battezzato e il non battezzato.

Il Cristiano deve testimoniare, se non testimonia è meglio che stia zitto.Sale, lievito, chicco di grano. Dobbiamo ammetterlo, siamo in mezzo all’idolatria del Natale: Primo compito :abbattere gli idoli!!! Fino a rendere questo Natale invisibile alle persone sole, agli emarginati, ai carcerati, ai più poveri, ai migranti, ai precari, ai disoccupati.. lo sapete che aumentano persino i suicidi?

L’ultimo rapporto sulla povertà della Caritas si intitola “in caduta libera”. “Poveri noi” l’ultimo libro di Marco Revelli.. Tagli, tagli, tagli …per salvare il capitalismo e le sue banche e le sue Bande.

Il Manzoni diceva : “Quando i colpi vanno all’ingiù …sono i cenci che vanno all’aria…” in tutto il mondo. A partire dal IV Secolo la data della nascita di Gesù viene collocata il 25 Dicembre per “soppiantare” la festa pagana “del Sole” Se non è pagano oggi!!!

Quando i predicatori tuonano contro il consumismo dello shopping dovrebbero dare buon esempio. Facendo peraltro un’ipotesi per assurdo ho l’impressione, che se si impedisse la Messa e la Benedizione urbi et orbi del Papa si avrebbe una sollevazione popolare meno intensa rispetto ad un’ipotetica abolizione dello shopping di massa e di luminarie.Almeno stasera, in questa Chiesa dobbiamo ammettere che in questa dimensione consumistica risiede il senso “effettivo” del Natale dei nostri giorni.

E’ una strada lunga e faticosa per annunciare la “Buona Novella” Che fare?

Dobbiamo noi Cristiani tornare con S.Francesco a Greggio e il Suo Presepio.

“Laudato si, mi Signore, per sora nostra   Matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con colori fiori et herba” e noi, all’inizio del terzo millenio abbiamo:

–catastrofe ecologica

–occidente fortezza che respinge i migranti

–deterrenza totale…(se il nemico non c’è bisogna crearlo)

Siamo disorietati, immobilizzati da un senso generale d’inerzia, di passività

Non abbiamo più le parole per descrivere la “novità”, quale novità?    Stabilità, quale?

“sì, qualche storta sillaba e secca come un ramo” per dirla con Montale!

La mano della consuetudine e della conservazione dell’esistente preme dai centri del privilegio perchè nulla cambi!!?? -I Ricchi sono sempre più ricchi e i Poveri sempre più poveri.

“Luca : “diede alla luce il figlio primogenito lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perchè non c’era posto per loro nell’albergo” Vedi Rom, Milano e altrove.

Mettiamocelo bene in testa : Gesù nasce nel cuore del popolo!”

Il Natale oggi si rinnova nelle spiagge dei disperati dove la novità della “stranieritudine” cerca di dire con parole inascoltate il dramma di nascere e crescere fuori le mura, nelle mangiatoie di un mondo impoverito, divorato dalla fame, violentato dal terrore e dalla corruzione .

L’Italia non è come ce la raccontano : abbiamo creduto di crescere e stiamo declinando, la nostra presunta “modernizzazione, è un piano inclinato verso la fragilità e l’arretratezza.

E nello spazio, sempre più ampio che si apre tra presunto benessere e fatica quotidiana del vivere nascono l’invidia, i rancori, le intolleranze..

Ascolta Gesù : Se Montezemolo si accontentasse di ricevere 10.000 euro al giorno e Marchionne si accontentasse di riceverne 9100 si potrebbe dare lavoro a 100 operai in più.

Gesù, un’altra chicca : I 126,4 milioni di euro percepiti dal(l’ex) Presidente del Consiglio come dividendi per la sua quota personale in Finivest corrispondente a 11,490 volte il reddito di un operaio Fiat di Pomigliano.

Dalla Fiat Marchionne (in un anno) ha ricevuto 4 milioni e 782 mila  euro pari a 435 volte il reddito di un suo dipendente. Dalla Fiat scendete..giù…via via…..

Caro Gesù, la ricchezza dei ricchi è diventata “intoccabile”

Una parte consistente della nostra popolazione ha cessato di considerare garantito la propria aspirazione a una vita degna, finisce inevitabilmente per trasformare il gioco sociale e politico tra chi è costretto a chiedere “protezione” e chi in cambio, pretenderà fedeltà, consenso..

Con questi potenti, con noi, se diventiamo “servi” è devastata la democrazia..

Gesù bambino ti ringrazio della scintilla della “soggettività” antagonista sorta con i giovani, “Si vogliono riprendere il futuro.

Ragazzi, non abbandonate la creatività..senza violenza orchestrata, magari disobbedienza passiva.

Il leghismo che affascina una parte del mondo operaio come le sirene tentarono Ulisse è il residuo solido del lavorismo di ieri senza l’orizzonte del trascendimento che l’aveva animato.

La ferocia del lavoro senza la speranza dell’emancipazione

Aver chiuso quell’orizzonte, aver spento quella “scintilla” o aver lasciato che ciò avvenisse è il peccato capitale delle diverse sinistre politiche e sindacali di fine secolo.

Su quello, più che sulla caduta del Muro di Berlino si misura la loro disfatta.

Che siano già fuori della Storia? Ragazzi : resistete.. con fantasia.. indignazione…rabbia, trasformata in eventi!  Chi è l’invincibile? Lo so, cari ragazzi, che guardate ancora fiduciosi alla Chiesa di Cristo!

Perchè, parte della Chiesa, Vescovi e fedeli dichiarati sostengono ancora il governo del bunga, bunga? Il fatto che Berlusconi non incarni le virtù del Buon Cristiano non conta? Che possiamo fare noi, Gesù Bambino?

Se cade la speranza di migliorare le proprie condizioni, in questa Italia fragilissima noi cerchiamo un effimero risarcimento a danno degli ultimi, spingendoli sempre più giù.

E di qui ripartire… Nella lettera di S.Paolo a Tito, la nascita dell’Uomo nuovo viene definita “la grazia di Dio ” apportatrice di salvezza per tutti gli uomini che c’insegna a rinnegare l’empietà (è fascismo demolire la Costituzione)e i desideri mondani e vivere con sobrietà, giustizia e pietà.

La novità di Gesù è un mondo diverso. E’ una novità “politica” nel senso di credere che sia possibile una terra che assomiglia sempre più alla gloria di Dio in cielo.

E’ il trionfo della “pietas” Umana di una vita sobria in cui si afferma la giustizia sociale, la fratellanza universale. Per questo motivo il Natale è sempre adesso. Gesù non è un’evento di duemila anni fa. Ma è l’incarnazione continua di un alito di vita, che spira come una brezza di salvezza per tutti.

Oggi, forse, più di ieri, perché il candore di “un ” esserci come i figli del campo o come gli uccelli del cielo è contaminato dagli esiti contraffatti di una vita sempre più lacerata, sfibrata, parcellizzata.

Solo ponendoci nell’ottica di un bambino (ecco Gesù) possiamo davvero vivere l’esperienza della notte di Natale,

A Natale, non contano le parole, conta il cuore!

Troviamo tutti il nostro “genio della fanciullezza”.

 

Don Andrea Gallo, Omelia sul Natale, 2010

Canto: Resta qui con noi (248)

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